La storia di Casorate Sempione

 

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PREMESSA

 

Un lavoro organico, una "storia" del territorio di Casorate non esiste. Si possono solo reperire documenti sparsi ed accenni su altre opere che riguardano i paesi limitrofi. L'unica e più antica pubblicazione su Casorate risale al 1926 e fu curata da Don Luigi Mariani in occasione del XV centenario della morte di San Tito, patrono di Casorate. Sono solo alcuni cenni storici, come dice propriamente il frontespizio del libretto, riguardanti le chiese.
Un lavoro di ricostruzione storica si è presentato quindi arduo, l'analisi è frammentaria ed incompleta.
Malgrado ciò, consultando l'archivio comunale e parrocchiale, abbiamo potuto trovare nuove notizie su Casorate.
Casorate confina a sud con Cardano al Campo, a sud est con Gallarate, a nord con Arsago Seprio, a ovest con Somma Lombardo.

 

PRIME NOTIZIE STORICHE

 

Nell'Età del Bronzo il Varesotto presentava una vasta vitalità. Vi si trovavano molti villaggi. Il commercio era favorito dal Ticino e dal Lago Maggiore.
Sul fiume c'erano molti villaggi in comunicazione con altri che si trovavano più all'interno.
Dal Ticino si diramava un passaggio che, costeggiando il fiume Astrona, portava a Somma e poi ad Arsago.
Nell'Età del Ferro si sviluppava la civiltà di Golasecca del VI secolo a.C. In tempo gallico, cioè dal III secolo a.C. iniziavano le grandi rotabili; da Milano a Gallarate a Sesto Calende, passando per Casorate, la massima rotabile andava verso le Gallie e l'Elvezia.
Casorate, grazie alla sua posizione tra Gallarate, Somma ed Arsago, fu senz'altro una zona di passaggio negli spostamenti dei primi uomini da un villaggio all'altro.
Queste aree sono legate alla prima battaglia di Annibale che, nel 218 a.C. iniziava la II guerra punica. Le truppe romane, comandate da Scipione, passando per Gallarate verso Somma, mettevano gli accampamenti tra Golasecca e Vergiate.
Attraversarono quindi il territorio di Casorate che allora, presumibilmente, doveva essere un villaggio gallico che si trovava nella località chiamata ancor oggi Masnaga.
Il prefisso gallico "maegh", da cui derivano anche Masnago, Masciago, significa appunto villaggio rurale.
Alcuni guerrieri galli, aggregatisi alle truppe romane nella battaglia del Ticino, comandati da Belloveso, si stabilirono nell'Insubria che in gallico significa "genti che abitano sui fiumi o laghi".

Questi mercenari (circa 2000 pedoni e 200 cavalieri), poco prima della battaglia, disertarono per unirsi alle truppe di Annibale.
A Casorate furono scoperte delle tombe di truppe romane. La Dottoressa Luisa Alpago Ferrerio Novella diede la notizia nel 1960 del ritrovamento avvenuto nel 1958 di un'antica necropoli ora distrutta.
Durante gli scavi per le fondamenta di due villette in Via Macallè, 200 metri al di là del passaggio a livello, sulla strada per Arsago Seprio e precisamente all'incrocio con un antico viottolo, noto ai locali come "la via della diligenza" per Milano, venivano alla luce una quantità notevole di vasi, olle, vasetti, tutto distrutto e disperso per ignoranza.
La presenza delle urne con le ceneri sembra indiziare tombe di cremati, d'epoca romana.
La Dottoressa Ferrerio ha recuperato unicamente tre bronzi romani, uno indecifrabile, un altro di Massimino e un terzo di Lucilla.
La necropoli era situata a circa 40-50 centimetri di profondità dal livello attuale.

 

MEDIO EVO E RINASCIMENTO

 

A questo punto non si hanno più notizie di Casorate; bisogna fare un salto fin verso il 1200.
Ci preme però ricordare come Casorate in epoca precedente, e cioè nei secoli dal IX all'XI, dovette far parte di quella grande fascia di cultura alto medioevale che è denominata del Seprio.
Questa fascia territoriale abitata dai Longobardi fin dal VII secolo d.C. ebbe il suo centro maggiore a Castelseprio dove sul tracciato di un vecchio fortilizio romano venne eretto un poderoso castello con del pietrame ricavato dal fiume Olona.
Si costituì dunque un vero e proprio feudo longobardo la cui influenza territoriale andava da Monte Ceneri a Parabiago. In questo assetto territoriale si inquadrò anche Arsago Seprìo con i villaggi vicini ed a lui dipendenti, quali l'allora "Casorà". Arsago Seprio, centro fiorente per il commercio posto sulla famosa rotabile gallica, divenne polo di attrazione di scambi commerciali fin dentro il periodo Carolingio, epoca in cui, misteriosamente, il Seprio inizia la sua decadenza.
Malgrado ciò, a testimoniare l'importanza di Arsago fino al periodo Romanico, ci rimangono la bella Basilica di San Vittore (secolo XI) ed il Battistero a pianta esagonale di epoca precedente. Notevoli furono anche i ritrovamenti archeologici di tombe e monili longobardi in terra di Arsago e lungo i confini di Casorate.
Il Fiamma narra che Federico Barbarossa nel 1239 mosse contro Milano. Prima della battaglia, dall'alto di una torre, vide passare le truppe nemiche che "spiccavano per la loro bellezza". Un disertore, che conosceva molto bene gli uomini che passavano, gli disse: "Quegl'uomini sono i sepriesi di Gallarate e dei dintorni".
Questo testimonia che gli uomini di questa zona e, probabilmente, anche quelli di Casorate furono alleati dei Milanesi contro l'imperatore. In quella battaglia Federico Barbarossa piantò le tende tra Besnate e Casorate dopo che una parte del suo esercito fu sconfitta.
Nel 1288 Somma e Gallarate, dopo la distruzione del Castelseprio, passarono sotto il dominio dei Visconti.
Verso la metà del 1300 Somma e i paesi limitrofi ebbero una peste e un'estrema carestia.
A questo proposito a Casorate è ancora viva una leggenda. Si narra che Sant'Ilario venisse a sapere che in un villaggio c'era la peste e gli abitanti (forse di Cardano) avevano contaminato le serrature della chiesetta ora chiamata di Sant'Ilario, in territorio di Casorate verso Cardano al Campo.
Allora Sant'Ilario ripulì le catene e i chiavistelli affinché i Casoratesi non fossero contagiati dalla peste.
Verso il 1300 Casorate cominciò a formarsi come nucleo urbano.
Il suo nome era Consorate come si legge in: "Chiese e località delle pievi di Arsago, Mezzana, Somma"; "In plebe Arciago, loco Consorate, ecclesia sancti Stephani", "Consorate ecclesia Sanctae Marie".
Come parrocchia esisteva già nel 1439.
In archivio parrocchiale c'è un contratto d'affitto che il sacerdote Giovanni Carcano, primo parroco di cui si abbia notizia, dal 1439 al 1510, fece dei beni parrocchiali per 16 moggia e mezzo di misura annue con la comunità di Cardano e Cosorà.
E Cosorà si chiamò fin verso il 1600.
Si chiamò poi Cosorate fino al 1834. Nell'aprile di tale anno si cominciò a scrivere sui registri e sui documenti Casorate.
Il secondo nome, Sempione, lo si trova per la prima volta nell'agosto 1864.
Le prime case casoratesi sorsero in una zona attualmente denominata "il boscaccio", posta più vicina a Gallarate che a Somma Lombardo. Per il numero esiguo e anche per lo stato malandato delle case, il borgo fu chiamato "case rotte".
Sorse presso queste case, su di una collinetta, una chiesa, dedicata a S. Stefano che esisteva già alla fine del 1300 come quella di Santa Maria.
In seguito il borgo si spostò verso Arsago Seprio e la prima casa costruita fu una locanda, con annessa stalla, detta "della trappola", posto di ristoro per i viaggiatori e per il cambio dei cavalli.
In un registro del primo '900 che raccoglie tutti i terreni affittati, si trova il nome di "Trappola" che indica una località situata, tramite il numero di mappa, sulla statale del Sempione, all'altezza del ristorante "Sempione", verso il territorio di Arsago.
Sotto il dominio di Francesco II, nel XVI secolo, nella zona di Busto, Gallarate, Varese, vi furono numerose rivolte a causa delle gravose tasse.

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LE CHIESE DI CASORATE

 

Fin dal 1560 esistevano a Casorate, tre chiese: S. Maria, S. Ilario e S. Stefano.
Dalla visita pastorale di S. Carlo Borromeo alla pieve di Gallarate "tratta dal Bollettino Parrocchiale di S. Maria Assunta di Gallarate, anno 1913", si legge: "Col giorno 24 giugno il Cardinale interruppe la visita della nostra pieve per andare alla visita delle pievi di Arsago, Mezzana e Somma". (Casorate era allora pieve di Arsago). Le parrocchie di queste pievi erano poveri e piccoli villaggi sparsi sopra un vasto territorio, coperto in gran parte da folte boscaglie, ricche di selvaggina e anche di molti lupi feroci.
Il prevosto di Arsago, Hieronimo Visconti, così scriveva a proposito dei lupi in una sua lettera al Vicario Generale G. B. Castelli, in data 21 gennaio 1573: "Nelle nostre parti li lupi fanno gran danno alle psone (persone) et max e di pnte (e massimamente di presente) nella terra di Casorà e di Arsago li lupi hanno mangiato tre figlioli di anni dieci" (Archiv. Arciv. Sezione X, Pieve di Arsago, vol. ms. 7).
San Carlo dovette dunque in quei giorni sostenere moltissime fatiche, anche per la mancanza di buone strade.
Di questa visita è rimasto nell'archivio del comune di Casorate un documento nel quale sono segnati alcuni terreni detti "di Santa Maria" registrati negli atti della visita personale di San Carlo nel 1570.
San Carlo Borromeo venuto in visita parrocchiale nel giorno 26 giugno 1570, dava alcune ordinazioni per ciascuna di queste chiese.
Per la parrocchiale prescriveva tra l'altro (S. Maria): "si levino l'altar di Santo Antonio et quello di Santa Maria. Rifacendo quello di Santa Maria dentro una nizza nel luogo dove ora è la finestra nella nave di man sinistra all'entrare della Chiesa sotto la qual capischa l'altare et tutta la brandella qual si faccia secundo la forma".
Per la chiesa di Sant'Ilario comandava: "l'altare si faccia grande alla misura con la sua brandella (predella) secundo la forma della regulle generalle". "Se li provveda di una pietra sacratta qual se inserischa nella mensa dell'altare. Si rinovano le picture dell'anchona; sopra la finestra all'altar magiore, se li faccia la ferada et la stamegna. Si soffitti il cielo della chiesa. La finestra appresso terra in fundo si rifaccia tanto in alto che stando di fora no si possa guardar in chiesa".
Per la chiesa di Santo Stefano (ubicata presso l'attuale località boscaccio alla periferia est del paese) "che fra boschi: si levi del tutto, et la materia la àpplichiamo alla chiesa parrocchiale".
Di queste tre chiese ora non rimane che Sant'Ilario, ma non il Sant'Ilario antico. Recentemente fu ampliato, modificato, e del Sant'Ilario antico rimane una muraglia su cui si conservano un affresco rappresentante la Vergine ed il trittico che per ordine di San Carlo fu rinnovato e che ora si conserva nella chiesa parrocchiale a destra del presbiterio, di lato alla cantoria. Questo trittico viene attribuito, dal professor Angelo Bellini dopo aver consultato il conte Malaguzzi Valeri della Pinacoteca di Bologna, a Zanetto Bugato, pittore prediletto della corte di Francesco Sforza dal 1458 al 1474. È su tavole di legno e rappresenta Gesù Bambino adorato da Maria da San Giuseppe e dagli angeli: a destra è rappresentato Sant'Ilario, a sinistra Santo Stefano, in basso cinque piccoli quadretti di santi; in alto il Padre Eterno che benedice.
Il dipinto è ben conservato, ma è stato evidentemente ritoccato perché nel 1564 San Carlo lo trovò tanto guasto da comandare urgenti riparazioni.
Santo Stefano fu subito abbattuto.
Anche la parrocchiale (Santa Maria) non esiste più. Di essa c'è forse solo la Madonna della Rosa, affresco che si trova nella cappella di San Tito, la seconda a destra.
L'attuale chiesa parrocchiale fu iniziata nel 1621, precisamente nel giorno dell'Ascensione, come si legge sull'epigrafe di granito che tutti possono ancora vedere. Il parroco era Ambrogio Chiaravalle nativo di Casorate e suo fratello Giuseppe pose la prima pietra. Il parroco Chiaravalle morì nel 1623, ma la costruzione della chiesa continuò così che nel 1644 era già tutta compiuta, sebbene i muri fossero ancora ruvidi e mancasse il pavimento e il campanile arrivasse solo al tetto della chiesa. E a una sola navata con sei cappelle laterali, in perfetto stile seicento (barocco povero).
La popolazione di Casorate, quando si iniziò la chiesa, era di cinquecento anime. I nostri antecessori costruirono una chiesa sufficiente per 2000 anime. Nel 1925 la popolazione di Casorate era di 2500 persone:
l'edificio non bastava più e si pensò di ampliarla.
Consultato l'architetto Oreste Benedetti, si decise di prolungare in avanti la navata centrale di un terzo e di aggiungere altre due cappelle laterali.
I lavori incominciati il 15 aprile 1925, terminarono il 15 aprile 1926. L'opera è riuscita bene, le proporzioni sono esatte. Si direbbe quasi che la chiesa sia uscita, quale è al presente, di prima costruzione.
Il 20 agosto 1926 fu consacrata, da Mons. Giovanni Rossi.
La chiesa parrocchiale di Casorate contiene vere opere d'arte scultoria:
l'altare maggiore, l'altare di San Tito, l'altare della Madonna, il confessionale, la cantoria, tutte pregevoli per il lavoro e l'antichità. Le più importanti e degne di maggior attenzione sono l'altare maggiore e l'altare di San Tito.
Nell'altare maggiore numerosissimi puttini sostengono un tempietto con 14 colonnine lavorate e dorate. Di sopra altre colonne e capitelli sostengono una cupola su cui campeggia il Redentore; dappertutto bassorilievi ed intagli. Ai lati due grandi cherubini in adorazione contemplano il tabernacolo in legno dorato ed intagliato. C'erano anche numerose statuette di santi e angeli. Dinanzi la mensa dell'altare, un pallio d'intaglio finissimo: angeli e puttini in vari atteggiamenti; numerosissimi fregi contornano il quadro centrale che rappresenta Gesù che entra trionfante in Gerusalemme.
Il lavoro è opera dello scultore Antonio Pino e fu eseguito nel 1668 (si trova ancora il contratto).
Nell'altare di San Tito notiamo dall'alto in basso la figura del Padre Eterno con le mani in atto di proteggere. Molto belle sono le statue di San Gioacchino e di Sant'Anna. Un bassorilievo rappresenta il martirio di San Tito. Attorno ad un affresco che rappresenta la Vergine con il Bambino, fanno da cornice 15 piccoli quadretti rappresentanti i misteri del rosario.
L'autore dell'altare è lo stesso Pino che fece l'altare maggiore. Non èstato trovato il contratto: però nei conti della chiesa il 15 maggio 1679 si trova: "pagati nelle mani del signor Antonio Pino a conto del'ancona del Santo da farsi et quali a buon conto L. 163".
Il 14 ottobre 1687 si trova: "pagati per la spesa cibaria si fece alli operai nell'atto si mise in opera l'ancona L. 18,15".
Il lavoro durò dal maggio 1679 all'ottobre 1687. Il successore del parroco Brabanti, che aveva ordinato il lavoro, fu Francesco Cambiago che, il 16 giugno 1688, faceva il contratto per l'altare della Madonna, anch'esso in legno intagliato e dorato. Il lavoro è di molto inferiore agli altri due altari.
Nel 1693 il 29 marzo entrava nei conti il nome di Martino Rossignollo di Intra che riceveva per l'ancona L. 300.
Pare dunque che il Pino fosse morto e terminasse l'opera il Rossignollo. Ciò spiegherebbe la differenza di lavoro.

 

LE RICORRENZE DECENNALI DI SAN TITO

 

Nel nostro paese è ben viva ancor oggi la Festa decennale di S. Tito, caratterizzata da devozione religiosa e tradizione popolare, celebrata per la prima volta nel 1926 per iniziativa del Parroco Don Luigi Mariani, figura umanamente singolare per vivacità di pensiero ed azione. Don Mariani volle celebrare in quell'anno una solenne festa per ricordare il XV centenario del martirio di S. Tito.
L'entusiasmo per la celebrazione fece si che per la prima volta l'urna contenente le spoglie del santo fosse portata in processione per le vie del paese che nel tiepido settembre lombardo, si ornarono d'incanto di fiori di carta colorati e luci fantasmagoriche. Per le vie a selciato di allora scalpitarono i cavalli dei carrettieri e delle prime scuderie con palafrenieri e cavalieri vestiti alla maniera romana dell'epoca di S. Tito. Si racconta che mentre le reliquie riposte nell'urna appena restaurata, risalivano la scalinata della chiesa, un cavallo le seguisse in ginocchio.
Da quell'anno ogni decennio la festa si ripropone in tutta la sua fastosità, trasformata ormai in una campanilistica gara tra rioni. Si protrae per qualche settimana, ricca di manifestazioni sacre e profane, che uniscono attorno al santo credenti e non.

 

VITA DI SAN TITO

 

San Tito, diacono romano tra i primi a diffondere il cristianesimo a Roma nel V secolo d.C., durante le prime invasioni barbariche dei Goti, venne trucidato pubblicamente da un tribuno mentre distribuiva elemosine ai poveri.
I Bollandisti storici di scritture sacre sui martiri, citano che il nome del tribuno era Felice, si stabilisce sulla scorta del Muratori che Felice era un generale dell'imperatore Valentiniano III e la data del martirio è proprio il 426, Papa era allora Celestino I. Le spoglie di S. Tito giunsero a Casorate nel 1676 in dono al parroco Don Camillo Brabanti da parte di frate Giuseppe Cusani. Vescovo di Porfiria e assistente al soglio pontificio, intermediario, fu frate Timoteo di Milano che partì da Milano il 9 agosto per portare le reliquie a Casorate. Da allora, con devozione e fede, venne istituita una capellania, con apposito cappellano che ogni giorno doveva celebrare una messa all'altare del santo fatto erigere dal parroco Brabanti nel 1679 ad opera di Antonio Pino. Più volte poi la devozione per il santo fu citata dai vari vescovi ed arcipreti, quali Pietro Paolo Bosca nella sua opera il Martirologo romano secolo XVIII, e Giuseppe Pozzobonelli Cardinale in visita nel maggio 1755 alla Pieve di Arsago. Tutte queste notizie vengono ampiamente citate da Don Luigi Mariani nel suo libretto "Alcuni cenni storici su Casorate Sempione" edito nel 1926.

 

IL CIMITERO

 

Come tutti sanno anticamente i morti si seppellivano nelle chiese. Una tomba comune di solito accoglieva tutti i trapassati.
Durante alcuni lavori nella chiesa parrocchiale verso il 1926 si scoprì la tomba dell'antica chiesa di Santa Maria: conteneva ancora i resti dei vecchi di Casorate, morti fino al novembre 1623. Dai registri si può vedere come dal dicembre 1623 al marzo 1624, fu la chiesa di Sant'Ilario quella che accolse i morti che poi, fino al gennaio 1793, si seppellirono nell'attuale parrocchiale.
Nel gennaio 1793 si benedisse e si aprì il cimitero sul Sempione, luogo di riposo per i morti fino al 1900.
Il 2 novembre 1900 fu benedetto l'attuale cimitero, di fronte alla chiesa di Sant'Ilario.

 

OPERE ASSISTENZIALI

 

Casorate fu dal 19 luglio 1869 al 31 dicembre 1901, frazione di Arsago Seprio.
Nel luglio 1905 a Casorate nacque la Congregazione della carità che riunì ed amministrò alcune istituzioni di beneficienza già amministrate dalla Congregazione di Carità di Arsago.

Troviamo: Causa pia Chiaravalle, "fondata da Don Ambrogio Chiaravalle con testamento 29 marzo 1623 la quale ha per iscopo (colle lire cinquanta di rendita), di costituire una piccola dote ad una nubenda povera di Casorate Sempione e di distribuire pane di granoturco e segale ai poveri di detto paese".
Causa pio Comollo "fondata da Comollo Giovanni Angelo con testamento 9 gennaio 1560". Le sue rendite furono in origine erogate mediante distribuzione di pane ai poveri di Casorate Sempione ed ora si erogano in sussidio ai poveri infermi appartenenti a detto paese.
Troviamo ancora: Legato Broggi (1866), Causa pia Borretti (1829).
La Congregazione di carità si compose di un presidente e quattro membri che duravano in carica per quattro anni.
Quando Casorate era frazione di Arsago, queste Cause pie erano amministrate dalla Congregazione di carità di detto paese.
La Congregazione di carità nel 1920 diventò E.C.A. (ente comunale assistenza).
Nel 1913 si istituì la Società Mutuo Soccorso che collaborò con la Congregazione di carità.

 

 

GLI ABITANTI NELLA STORIA

 

Le prime famiglie casoratesi di cui si ha notizia e alcune delle quali ancor oggi esistenti sono:
- Puricello Battista (1609) oggi Puricelli;
- Ughetta Melchiorre (1622);
- Cattoretti Pietrino (1637);
- Ciaravallo Gio. Angelo (1637) ora Chiaravalle;
- Albusio Francesco (1657) cognome non più esistente a Casorate;
- Alciati Alberto (1666);
- Parolo Gio Angelo (1666);
- Milano Carlo (1672) ora Milani;
- Orsino Antonio Francesco (1687) non più esistente;
- Porini (1687) ora Porrini;
- Milani (1687);
- Monterosso Gio (1687) non più esistente;
- De Toni Gio (1696) ora Dettoni;
- Passarotto Andrea (1696) ora Passarotti;
- Fontana Gio Andrea (1718) non più esistente;
- Binda Gio Battista (1718);
- Bussolino Ambrogio (1749) ora Bussolini;
- Gattone Carlo (1793) non più esistene;
- Reina (1793).


I nomi di queste famiglie casoratesi sono stati ricavati dall'estratto delle scritture appartenenti alla "Fabbrica Parrocchiale di Casorate".
I numeri nelle parentesi indicano l'anno in cui compaiono questi cognomi.

 

PAULITT E CIVASCH

 

Ora c'è un solo asilo, ma fino a qualche anno fa ce n'erano due. Si costruirono due asili, ma si divise la popolazione in due frazioni: i Paulitt e i Civasch.
All'origine sta la ruggine politica che divide i paladini della chiesa (i paulott) e gli anticlericali, i cosidetti "mangiapreti" (i Civasch).
Questa ruggine, estesa su tutto il territorio nazionale, è di moda agli inizi del 20° secolo.
A Casorate, ad amministrare il comune, si erano insediati i Civasch, quelli che, in un paesino come il nostro, rappresentavano le famiglie più in vista. Gli altri, i meno abbienti, rimanevano arroccati intorno alla chiesa e si lasciavano guidare dal sacerdote. Il bisogno principale, a quel tempo (siamo nel 1907), oltre all'acquedotto e al riassetto delle strade, era un asilo dove accogliere i bambini i cui genitori erano impegnati fuori casa per lavoro.
Gli uomini dell'Amministrazione comunale decisero di costruire un asilo su un terreno in una zona della "Ruviscera", la part da bass. Si pose così la prima pietra dell'asilo "Principe di Piemonte".
Gli altri, i Paulott, con alla testa il pastore, l'allora Don Angelo Binda, decisero di edificare presso la chiesa, e proprio sul terreno a est della stessa, si iniziò quasi contemporaneamente al primo, la costruzione di un secondo asilo che venne intitolato, per coerenza nell'unica ideologia ancora comune, quella di casa Savoia, alla regina Elena, madre di Umberto.
La "part da bass" nella piana della Ruviscera e la "part da sura", all'ombra della chiesa, sulla collinetta della "vigna drée" (vigna di dietro).
Nacquero i nomignoli: quelli del "Regina Elena" furono soprannominati i Paulitt; quelli del "Principe di Piemonte", i Civasch (pare dal nome di un paesino del Piemonte).
Sta di fatto che nel 1908 a Casorate si inaugurano due asili per una popolazione che allora non superava le 2000 anime, cioè non più di 300 famiglie, con una popolazione in età da asilo non superiore alle 80/100 unità.
La divisione si accentuò col passare degli anni; forse una tregua si registrò durante la grande guerra e poi la lotta aumentò negli anni '30(1930-35), press'a poco l'anno di nascita della canzone dedicata ai Paulitt.
I Paulitt, in contrasto con il parroco succeduto a Don Binda, presero la decisione di disertare la messa domenicale nella parrocchia di Casorate, organizzando una corriera per assolvere il precetto domenicale nella chiesa di Gallarate.
Anni roventi durante i quali fu celebrato un processo in tribunale per una rissa fra surriscaldati dal vino.

 

STORIA RECENTE

 

Nel 1863 iniziarono i lavori per la costruzione del primo binario della ferrovia che terminarono nel 1864. La fermata era, rispetto ad ora, spostata più verso Gallarate, press'a poco dove c'era il passaggio a livello e venne istituita dall'agosto 1888. Nel 1945 si aggiunse il secondo binario e venne costruito lo scalo merci.
Casorate ebbe la scuola solo nel 1913. Fino ad allora le classi elementari erano ospitate nei locali del municipio. In quell'anno si portò a termine il primo lotto dell'attuale scuola elementare che comprendeva il piano terra, esclusa la palestra. Al 1909 risalgono i preventivi.
Nel 1900 il comune comperò i terreni di Cattoretti Eugenio e Chiaravalle Ambrogio, sui quali doveva sorgere la scuola.
Era sindaco allora il Signor Dettoni. Si progettarono aule per 44 alunni l'una.
Nel 1938, per iniziativa del Podestà Salmini Giacomo, vennero aggiunti un altro piano e la palestra.
Già nel 1930-31, però, i nuovi locali risultarono insufficienti.
Si incominciò col riordinare le classi più numerose che ebbero l'insegnamento ad orario alternato. Una classe venne poi istituita al municipio.
La notizia dell'ampliamento della scuola fu riportata anche su un giornale dell'epoca e si diede grande importanza alla costruzione della palestra, attrezzata anche per rappresentazioni organizzate dalla scuola.

 

LA VITA ECONOMICA

 

Il territorio casoratese, prima di essere abitato, era arido e stepposo, ricoperto da un folto brugo.
La prima attività dei suoi abitanti fu quella agricola. Essendo un terreno asciutto, i contadini si dedicarono alla coltivazione di viti e granoturco. A queste due coltivazioni principali se ne aggiunsero altre due, quella della segale e del gelso. La vita dei contadini era molto dura, come dimostrano le numerose ipoteche che si possono trovare nell'archivio comunale.
Casorate è dunque nato con una popolazione prettamente agricola. Se osserviamo il suo vecchio stemma, vediamo rappresentato un grappolo d'uva attraversato da un tronco di strada, che rappresenta agricoltura e commercio.
Si ha notizia che nei territori di Busto, Gallarate, Legnano e dintorni, come dimostrano documenti dell'epoca del 1300 e ancor più del 1400, si era sviluppata l'industria del cotone. I fustagnari comperavano il "bambace", cotone grezzo, da mercanti e poi lo rivendevano come fustagno bianco.
Con la rivoluzione industriale l'agricoltura cedette il passo all'industria e da attività principale passò ad attività secondaria; attualmente l'agricoltura è praticamente scomparsa e il numero dei coltivatori è simbolico.
Da: "I periodici operai e socialisti di Varese dal 1860 al 1926" di Luigi Ambrosoli si legge: "A Casorate c'era lo stabilimento ricami a macchina della ditta Reiser e Cattoretti" (n. 15 del 2 giugno 1888 del "Piccolo Corriere").
Il n. 11 del 5 maggio 1888 dà notizia dello sciopero degli operai della ditta Cattoretti.
Dopo questo stabilimento, che è il primo di cui si abbia notizia, nei primi anni del nostro secolo, sorsero altre piccole industrie tessili i cui prodotti, anche ora, sono destinati all'esportazione, soprattutto in Asia e in Africa.
Dopo la seconda guerra mondiale le attività si moltiplicarono. Alle industrie tradizionali, tessitura e ricamo, se ne aggiunsero altre, tutte rispecchianti le esigenze del mercato. Ora a Casorate si possono trovare industrie meccaniche, confezioni, maglierie.
Un'altra attività importantissima che fece conoscere Casorate anche all'estero fu l'allevamento dei cavalli. Esiste infatti un ippodromo (l'ippodromo Bocconi) e la pista di S. Uberto. Qui si ritrovano ancora, di frequente, gli appassionati di cavalli e di caccie. Nella stagione propizia si rinnovano, infatti, le partite di caccia alla volpe, alle quali hanno partecipato spesso, negli anni passati, il Principe con il suo seguito ed i più famosi nomi dell'aristocrazia italiana. C'è ancora a Casorate, chi si ricorda gli ufficiali del Savoia Cavalleria; che si misuravano in gare agli ostacoli. Sembra quindi adatto a Casorate il titolo di "piccola Inghilterra" attribuitogli da un giornale.
A Casorate i cavalli da sella e da corsa arrivarono nel secolo scorso. La prima scuderia si chiamava Razza di Besnate e si trovava in quell'edificio basso che sorge accanto al ristorante Sempione in Via Adua. I primi allenatori dei cavalli furono inglesi. Uno dei proprietari della Razza di Besnate, il conte Bocconi, costruì un bel complesso in via S. Giorgio.
Per allenare quei cavalli da corsa venne preparata una pista che ora non c è più. È stata sostituita da un frutteto. Ricordano questi primi cavalli da corsa il ristorante la Pista e un cartello indicatore che vediamo ancora.
Dopo i cavalli da corsa vennero quelli da caccia che servivano alla caccia alla volpe: cavalli robusti e veloci, spesso irlandesi. Ai cavalli da caccia furono affiancati i cavalli da sella che servivano per le passeggiate in brughiera e per concorsi ippici.
La seconda scuderia che sorse a Casorate fu quella di Ernesto Felli. Seguirono quelle del Signor Badini, del Signor Reinach, delle Querce, della Capinera, del Signor Billi ed altre di minor importanza.
A Casorate ci sono più di 400 cavalli da sella, c'è anche più di una scuola di equitazione. Alcuni cavalli di Casorate si sono fatti onore in concorsi internazionali: per esempio quelli di Vittorio Orlandi, che è stato olimpionico, e della squadra nazionale delle Olimpiadi, con Federico e Mauro Roman.

 

SVILUPPO URBANISTICO

 

Le abitazioni più vecchie si trovano intorno alla chiesa parrocchiale, dalla parte a sud del Sempione.
Al cosiddetto centro storico appartengono le vie: Milano, Torino, Venezia, Novara, Firenze e una parte della Via Roma fino all'incrocio con al via De Amicis. Le case sono disposte generalmente attorno ad un cortile più o meno vasto. I cortili più vecchi rispecchiano ancora la forma delle tipiche corti lombarde a forma di u. In alcuni di essi si può ancora vedere la parte una volta destinata alle stalle e, davanti alle abitazioni, i gelsi le cui foglie servivano per allevare i bachi da seta.
Le strade sono strette. Ben pochi dei cittadini originari di Casorate abitano nei vecchi cortili, la maggior parte si è spostata verso le nuove zone edificabili, caratterizzate da abitazioni unifamiliari o bifamiliari, attorniate da un giardino.
Da questo si nota il cambiamento di mentalità: dalla vita in comune del cortile, nel quale diverse famiglie dividevano gioia e sofferenza, si è passati ad una concezione della vita più egoistica.
Lo sviluppo urbanistico, attorno agli anni '60, non seguì delle ben precise norme. A questo contribuì anche la mancanza, a livello nazionale, di leggi precise sulle modalità di sviluppo urbanistico.
In quegli anni, favorito dal boom economico, l'ammodernamento delle vecchie cascine e la costruzione di nuove case risulta disordinato. La costruzione non avvenne in zone prestabilite ma in più punti del paese. Di conseguenza molte di quelle case non poterono godere dei servizi pubblici (illuminazione stradale, fognatura, strade agibili con il fondo asfaltato).
Negli anni '70, con l'istituzione delle regioni, alcuni problemi furono risolti. Venne steso un piano di fabbricazione generale con il quale si delimitarono le zone riservate all'edilizia, al verde, ai servizi pubblici, all'edilizia popolare (vedi la relativa pianta).
Casorate, con altri paesi limitrofi, appartiene al Parco del Ticino. Gli interessi ecologici del Parco si scontrano con quelli industriali dello sviluppo della Malpensa. Il progetto "grande Malpensa" degli anni '60 prevedeva un'altra pista e parcheggi molto vasti che interessavano anche la zona sud della brughiera di Casorate.
Interpretando una legge arrivata con dieci anni di ritardo alle amministrazioni comunali, si deduceva che tutta l'edilizia casoratese era fuori legge. Addirittura il terreno avrebbe dovuto essere abbassato di circa venti metri per permettere il volo di aerei guidati dal computer.
Le opere pubbliche ora esistenti a Casorate sono: l'asilo comunale di recente costruzione (1974-76) dotato di moderni servizi, funzionale, circondato dal verde; il vecchio palazzo municipale; il campo sportivo da poco ultimato, con il campo per giocare al calcio e le piste per l'atletica leggera; le case popolari di via S. Giorgio, via Verdi, via Isonzo e via Trieste costruite in periodi diversi; la rete fognaria costruita tra il 1970-72, il metanodotto entrato in funzione nel 1976, l'illuminazione pubblica rifatta negli anni '70; l'Ufficio Postale vicino al quale si trova l'ambulatorio dell'Ufficiale Sanitario e due appartamenti per i dipendenti comunali (complesso costruito intorno al 1958), la scuola media "A. Toscanini" consegnata alla popolazione scolastica nel dicembre 1980, comprendente anche la biblioteca comunale istituita nel 1976, che ebbe sede fino al dicembre 1980 presso il palazzo del municipio.

 

LA POPOLAZIONE

 

Le prime notizie riguardanti la popolazione casoratese risalgono al 1621. Vi erano allora 500 abitanti, come risulta da "Cenni storici di Casorate" scritto da Don Mariani.
Nel 1850 gli abitanti erano 900.
Nel 1925, sempre leggendo quella pubblicazione, sappiamo che gli abitanti raggiungevano i 2500.
Nel 1951 la popolazione era notevolmente aumentata: si arrivava infatti a 3060; nel 1968 vi erano 4364 abitanti; nel 1970 si registrava il numero più alto di residenti: 4418. Gli immigrati erano 160, le famiglie 1380.
Dal '70 la popolazione comincia a diminuire.
Nel '72 vi erano infatti 4377 persone.
Nel '75 si ha un leggero aumento: 4378.
Nel '77 abbiamo 4317 persone e 1390 famiglie.
Nel '78 a Casorate risiedevano 4311 persone con 1401 nuclei familiari.
Nel '79 esistevano 4301 abitanti e 1415 famiglie.
Nel '84 4371 residenti e 1480 famiglie.
Come si può notare, dal 1950 al 1970, l'aumento della popolazione è molto forte, ma da quell'anno fino al 1984/85 la popolazione è andata pian piano diminuendo, mentre i nuclei familiari sono aumentati. Si deduce quindi che le famiglie sono composte da un numero più basso di persone.
Al 31/12/2001 gli abitanti sono 5.120 di cui maschi 2.498 e femmine 2.622; le famiglie risultano essere 2.038.

 

 

ultima modifica: A L  03/09/2018
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